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Eventi e convegni | L'Orientale Magazine

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23. 03. 2010| Eventi e convegni

Una passione algerina. Presentata al Grenoble l’edizione italiana del testo di Wassyla Tamzali

Napoli, 22 marzo 2010 – A due anni dall’uscita de Une éducation algérienne (ed. Gallimard), Wassyla Tamzali presenta all’Istituto francese di Napoli – in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” – la traduzione italiana del suo libro edito da Filema.

Avvocato, da anni nelle file dell’UNESCO in difesa dei diritti delle donne e fautrice della lotta femminile nel mediterraneo, Wassyla Tamzali – per l’occasione fiancheggiata da Mario Petrone e Luigi Mascilli Migliorini – ha scritto e parla qui, oggi, di una passione: la nuova Algeria.
Padrona di un’esperienza biculturale, quella franco-algerina, e al tempo giovane in una rivoluzione giovane, l’autrice disegna a tinte forti, fortissime, nascita e morte di quel fermento tipicamente indipendentista, la cui violenza iniziale si mostra poca cosa quando ad occhi grandi e accecati si schiude quell’orizzonte d’attesa e di speranza decolonizzatrice. Poi, il naturale deperimento del segno rivoltoso, seguiti dai conflitti di classe intestini al movimento. Sbiadisce il colore della vocazione, e con esso il senso di una liberazione universale figlia degli anni sessanta.
Uno Živago arabo e femminile, commenta Mascilli Migliorini; come il classico di Pasternak, epopea sulla caduta delle illusioni.
Il libro è di quelli che può essere raccontato in molte maniere perché racconta molte cose in maniera diversa. La condizione femminile nel mondo islamico, la violenza fondamentalista, il silenzio occidentale, l’Algeria dalla rivoluzione come processo di emancipazione all’indipendenza dalla Francia (1962).
La loro tradizione, il nostro punto di vista. La loro identità, la nostra prospettiva. Wassyla Tamzali cita Freud: "è la piccola differenza l’origine prima del razzismo". Seppure in realtà storicamente involutiva, il senso di colpa occidentale – nella sua finitezza – immancabilmente ancora equivoca sulla fibra liberatrice di quel fatto storico.
Quello dei media è un gioco a rimpiattino tra islam politicizzato, utilizzato come controllo sociale, dottrina comportamentalista insomma, religione del "questo lo puoi fare, questo non lo puoi mangiare", occidente e modernità omologante. A noi l’arduo compito di ritrovare la responsabilità, l’attivismo democraticizzante e la criticità verso l’altro. Di ritrovarci abitanti di un Mediterraneo che ha da sempre significato luogo della messa in comune, di modi di vivere fieramente diversi.
Dimenticate quanto detto, se potete. Vale la pena leggerlo.

Autore: Claudia Cacace

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