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Arte e cultura | L'Orientale Magazine

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15. 05. 2010| Arte e cultura

Penultimo appuntamento col cinema iraniano

Napoli, 13 maggio 2010 – Prevista per il quinto incontro della rassegna di Cinema Iraniano in onda ogni giovedì al V piano di Palazzo del Mediterraneo (CILA), la proiezione del film Mârmulak (Lucertola) di Kamâl Tabrizi.

Atterra nel febbraio del 1979, a bordo di un aereo della compagnia Air France, l’Ayatollah Khomeini. Viene acclamato da tutti, il suo ritorno è più che trionfante. La rivoluzione islamica nacque e venne magistralmente organizzata nei termini di quel “fenomeno di massa” considerato, con il sostegno dei religiosi, necessario al cambiamento dopo il regime dispotico dello shâh Mohammad Reza Pahlavi – modernizzatore d’eserciti e monarchicamente auto-celebrativo.
Tra i dissidenti (intellettuali e uomini di sinistra) chi non trovò fortuna nella fuga, venne condannato a morte. Ė in questa fase di transizione che si avviò la costruzione di quella che noi oggi conosciamo come Repubblica Islamica. Vennero modificati i nomi delle strade e dei cinematografi, perché tutto richiamasse alla rivoluzione e ai valori islamici. Ovviamente, anche la Moschea dello shâh (1612-1638) cambiò proprietario: divenne la Moschea dell’Imam in Piazza dell’Imam, a Isfahān.
Nonostante l’ostilità del clero nei confronti del cinema, strumento d’importazione occidentale estremamente pericoloso ai fini etico-educativi della nuova generazione iraniana, l’Ayatollah pensò bene che un uso corretto del mezzo visivo potesse servire più della censura. Nell’Iran post-rivoluzionario, è il fenomeno dell’epurazione lo strumento con cui tenere sotto controllo i venti modernizzatori che soffiavano da ovest, e i film d’importazione non vennero di certo graziati. Si pensò ad una canonizzazione di norme per registi, sceneggiatori e addetti ai lavori, ad opera del Ministero della Cultura e della Guida Islamica (1984), con cui bandire/censurare i film che indebolivano o in qualche modo contrastavano il principio del monoteismo e le altre norme islamiche, offendevano direttamente o meno i profeti, gli imam, l’autorità suprema religiosa, il governo, personalità e valori ritenuti sacri dall’Islam e dalle altre religioni menzionate nella costituzione, incoraggiavano l’immoralità, la corruzione, la prostituzione o altri comportamenti e attività pericolose, etc. etc.
 
Ė un nuovo indirizzo culturale, fatto di tagli, correzioni e modifiche al doppiaggio attraverso cui adattare scene non consone ai dettami islamici, e qualvolta conferire al film un tono rivoluzionario o religioso. Laddove risulterà impossibile intervenire (e questo varrà anche per i capi scoperti sulle riviste importate), ci si appellerà alla tecnica del magic marker, annerendo con un pennarello nero le immagini incriminate di corpi femminili.
Ma le evoluzioni di fenomeni di questo tipo sono spesso inaspettate anche per chi le ha sostenute queste ideologie. Un militante della rivoluzione, il regista Mohsen Makhmalbâf, pensò che, dopo i fatti del ’79, la figura femminile nell’intimità della vita quotidiana non potesse essere vista da persone esterne alla famiglia. Era al vaglio un vero e proprio abbecedario di un cinema al maschile. Ora all’estero, il regista e la sua famiglia di produttori e cineasti è di tutt’altro avviso. Come di tutt’altre prospettive furono gli anni ’90: il cinema iraniano riprese, con la qualità, prestigi e riconoscimenti internazionali.
“Lucertola” tratta la figura del religioso in maniera romantico-satirica. Il tema dell’inturbantato messo in ridicolo attirò molte attenzioni, forse troppe. Dopo tre giorni di proiezione, il film venne ritirato dalle sale, ma fu comunque impossibile negargli lo strepitoso successo che ottenne.
Evaso dalla galera con i panni di un mullah (incontrato in infermeria), quello dell’ anti-eroe Reza è un viaggio ironico – ma a tratti critico verso coloro che hanno amministrato il paese negli ultimi 25 anni – di un disgraziato costretto ad impartire sermoni improbabili ai fedeli di un piccolo villaggio di cui è diventato leader spirituale pur di trovare il modo di varcare il confine. Paradossalmente, il film si rivelerà una lunga e buffa escalation di equivoci e travestimenti atti alla trasformazione morale, nella semplicità delle sue parole (è questa la rivoluzione!), di un ladro e di una comunità intera. La tensione del film è tutta nell’idea che la vera identità di Reza “The Lizard” potrebbe essere scoperta da un momento all’altro. E lo sarà. Ma il punto del film è un altro: nel divario tra giovani e vecchia classe dirigente (quella clericale), la redenzione è ancora possibile.

Autore: Claudia Cacace

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