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Vita all'università | L'Orientale Magazine

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1. 09. 2010| Vita all'università

Maria Pia Verona: “Tornerei all’Orientale”

Ex studentessa dell’Ateneo e attualmente insegnante di inglese, Maria Pia Verona ha raccontato al Web Magazine la sua esperienza all’Orientale, descrivendo con un po’ di nostalgia la sua vita universitaria

Maria Pia, in cosa e in che anno ti sei laureata?

Mi sono laureata il 24 giugno del 1998 in Lingua e Letteratura Inglese con una tesi su James Joyce.

Racconta brevemente la tua esperienza all’Orientale. 


È stata un’esperienza interessante, stimolante e istruttiva dal punto di vista intellettuale. Ho inoltre imparato a giostrarmi e a districarmi nelle più svariate situazioni perché l’organizzazione lasciava un po’ a desiderare. Ma ho avuto dei professori veramente molto bravi che mi hanno fatto leggere tanto in lingua per assaporare al meglio la letteratura straniera.

Hai nominato l’organizzazione della Facoltà. Che ricordo ne hai?

All'epoca dicevamo molto che gli uffici che si interfacciavano con noi studenti avrebbero dovuto migliorare, soprattutto nelle comunicazioni: avvisi, aule, date d’esami e altre cose le apprendevo all’ultimo momento e spesso addirittura per caso. Chiaramente parlo di quando frequentavo io e il sito allora nemmeno c’era, quindi la situazione era molto più complicata. Adesso credo che le cose vadano meglio.

Ci sei tornata all’Orientale? Hai notato delle differenze rispetto a prima?


Sì, ho notato soprattutto differenze strutturali: aule nuove, nuovi spazi e palazzi. Ricordo che io seguivo al Convitto Nazionale di Piazza Dante e al cinema Astra, erano sedi in affitto. Ora molte cose sono cambiate perché l'ateneo si è attrezzato con spazi di proprietà e pensati per funzioni specifiche. C’è ad esempio il Palazzo Mediterraneo di via Marina, dove sono state raccolte molte aule e gli uffici, che negli anni scorsi erano sparsi in sedi diverse della città e tutto era decisamente più faticoso. Inoltre adesso ci sono più corsi a Palazzo Giusso, la sede storica, dove io ho seguito solo al quarto anno, e anche a Palazzo Corigliano. In particolare ho visto che palazzo Giusso è stato ristrutturato e gli spazi sono stati ripensati radicalmente.


Ricordi con piacere qualche professore?


Ne ricordo tantissimi. Ho un bel ricordo del professor Vincenzo Valeri di Linguistica applicata, Glottodidattica e Glottologia, di Carla Cristilli, e poi Fusella, Olivieri, Losito e soprattutto della mia ex relatrice, la professoressa Simonetta De Filippis, una persona veramente disponibile. Conservo un bel ricordo anche delle lettrici di francese, la seconda lingua che scelsi di studiare, e di un’assistente della professoressa De Filippis, Luciana, che purtroppo venne a mancare dopo averci seguito per un anno. Fu davvero una notizia scioccante.


Racconta qualche episodio della tua esperienza universitaria.


Io andavo all’università come a scuola, ci andavo con piacere, soprattutto per vedere gli amici e le amiche con le quali a volte ci organizzavamo per trascorrere insieme del tempo extrauniversitario: passeggiate, pranzi ecc. Ricordo episodi di questo tipo, come quando il prof. Valeri ci raccontava dei sui gatti per insegnarci la linguistica o gli esami alle sette di sera. Poi c’è un episodio che mi colpì durante il corso della prof.ssa Fusella: con lei seguivamo un corso monografico dal titolo “Shakespeare e Beckett”. Del primo studiavamo Amleto, del secondo Not I. Una mattina arrivai in ritardo, proprio durante la proiezione di Not I che chiaramente non conoscevo ancora. Vidi sullo schermo questa bocca rosso fuoco che parlava in un inglese velocissimo tra urla, risate e affermazioni sconvolgenti. Rimasi un po’ perplessa e la cosa divertente fu che, quando mi voltai verso i miei colleghi, notai che non c’era una faccia non sconvolta. Dal primo all’ultimo ci chiedevamo di che cosa si trattasse. Solo alla fine di tutto ci fu spiegato il contenuto dell’opera che tratta dello stupro di una donna che poi si aliena da se e pronuncia appunto “Not I”, ma “She”, perché non è mentalmente in grado di accettare che la violenza sia stata fatta a lei. 
Amavo comunque vedere le opere teatrali durante i corsi. Poi mi ricordo la mensa, quella dove attualmente rilasciano i tickets. Si pagava mille lire e si aveva un pasto completo. Si mangiava veramente bene. La mensa dell'Orientale era celebre!

Che cosa fai adesso? Quali sono i tuoi obiettivi futuri?


Attualmente insegno inglese in una scuola elementare, in futuro vorrei insegnare alle medie o alle scuole superiori per dare anche spazio alla mie conoscenze letterarie. Mi piacerebbe insegnare anche il francese. Non nego comunque che tra gli obiettivi futuri ci sarebbe anche quello di andare via dall’Italia e/o prendere un’altra laurea all’Orientale. Non andrei altrove, tornerei lì, perché mi piace proprio il concetto di vita universitaria all’Orientale. Ci sono troppo affezionata, ha lasciato il segno.

Autore: Marialberta Lamberti

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