Notice: Undefined offset: 4096 in /var/www/vhost/magazine.unior.it/platform/includes/common.inc on line 548

Notice: Undefined offset: 4096 in /var/www/vhost/magazine.unior.it/platform/includes/common.inc on line 555
Vita all'università | L'Orientale Magazine

Sign in | Log in

22. 07. 2010| Vita all'università

Gennaro Porcelli: un gioiello del panorama blues italiano

Gennaro Porcelli, attualmente chitarrista di Edoardo Bennato e leader della band “Gennaro Porcelli and The Highway 61”, si racconta per il Web Magazine dell'Orientale. Del nostro ateneo dice: “È unico nel suo genere, così come coloro che lo frequentano”.

Gennaro, sei un chitarrista nato a Napoli nel 1981 con un’esperienza straordinaria alle spalle. Come hai iniziato? Quando è nata la tua passione per la musica?
 
Mi sono appassionato alla musica all’età di quattro anni. Ricordo che in casa giocavo spesso con la chitarra di un mio zio. Iniziai in seguito ad ascoltare tanta buona musica, in particolare quella di Edoardo Bennato che per me è il numero uno. All’età di otto anni ho poi comprato il primo disco blues, un disco di John Lee Hooker, e da lì in poi mi sono completamente innamorato di questo genere. Quando ho iniziato a suonare ho avuto diverse blues band a mio nome, lavorando precedentemente già col mio attuale bassista che è Mino Berlano. Sono stato diversi anni nei Blue Staff, dal 1999 al 2005, e poi mi sono dedicato a quelli che sono i miei progetti attuali, sia con Bennato che con la mia band.
 
A proposito di Bennato, cosa ci dici della tua collaborazione e convivenza musicale con lui?
 
È un’esperienza bellissima, perché come ho già detto io gli devo tanto. Ho iniziato a suonare la chitarra grazie a lui e ora suono insieme a lui. È un piccolo sogno che si è realizzato. Siamo molto amici e nutriamo una profonda stima reciproca, ci scambiamo dischi, DVD, condividendo chiaramente la stessa passione per il blues. Ho collaborato anche al suo ultimo album che si chiama “Le vie del rock sono infinite” e attualmente sono nel suo tour.
 
Hai avuto anche altre e numerosissime collaborazioni: Lousiana Red, Alex Britti, Piero Pelù, Tony Esposito e Enzo Avitabile sono solo alcuni dei nomi con i quali hai lavorato.
 
Sì. Non si è trattato di collaborazioni vere e proprie in realtà, nulla di progettato almeno. Mi sono semplicemente trovato a suonare con loro. Con Tony Esposito ad esempio ho suonato al locale Upstroke di Napoli dopo averlo incontrato lì la sera stessa. Piero Pelù è stato ospite durante il tour di Alex Britti con cui ho lavorato e quindi ci siamo trovati a suonare sullo stesso palco. Enzo Avitabile è un mio carissimo amico e ci incontriamo spesso. Con Lousiana Red ho suonato per quattro anni di fila a Roma. Tra le collaborazioni più recenti che ho avuto c’è stata anche quella con John Paris, bassista di Johnny Winter, che mi ha invitato a suonare con lui al B.B. King Blues Club di New York. È stato davvero un sogno che si realizzava. 
 
Parlaci della tua formazione attuale.

 
I “Gennaro Porcelli and The Highway 61” sono un trio blues, formato da me, voce e chitarra, Mino Berlano al basso e Mariano Barba alla batteria. Avevo quattordici anni quando ho conosciuto Mino Berlano e lui già era un grande bassista, suonava nei Blue Staff, e nacque subito un grande rapporto. Anche lui ha avuto numerosissime collaborazioni, come quelle con Renato Carosone e lo stesso Louisiana Red. Mariano Barba è entrato nella formazione da un paio d’anni e vanta anche lui una grande esperienza alle spalle, ha lavorato con Pino Daniele ad esempio, ed è considerato uno dei più grandi batteristi italiani.
 
Tralasciando un momento il lato musicale, sai che questa intervista è per il Web Magazine dell’Orientale e tu attualmente sei uno studente di questa università. A quale facoltà sei iscritto?
 
Sono iscritto dal 2001 alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, indirizzo Storico-culturale. Mi mancano sette esami alla laurea e ne approfitto per dire che L’Orientale mi manca e che mi sono divertito tantissimo i primi anni di università.
 
Bella esperienza quindi la tua all’università. Racconta un po’ la tua vita da studente.
 
Era bellissimo perché a volte, dopo aver finito i concerti, non andavo a dormire e andavo direttamente a seguire i corsi alle otto del mattino. Ricordo infatti che dopo il corso di Storia delle comunicazioni di massa, che era a quell’ora, io e un mio amico di Matera andavamo a dormire da lui, che all’epoca era studente fuori sede e abitava in via S.Biagio dei Librai. Ricordo che non seguivo molto, ma studiavo abbastanza. Ho anche una media decente, 27,5. Le lingue che avevo scelto erano francese e inglese, l’inglese in particolare l’ho scelto per la musica, il blues, perché per un’artista è importante rendere il testo cantato nella maniera più chiara possibile. C’è molta gente che magari ha anche una bella voce, ma non presta attenzione al testo e si inventa le parole in certi casi. È sbagliato.
 
Cosa ti piace dell’Orientale?
 
Beh, l’Orientale è l’Orientale. È unica nel suo genere, così come coloro che la frequentano. La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze che trovi all’Orientale sono musicisti, artisti in generale, c’è un’atmosfera e un ambiente caloroso e variegato che difficilmente trovi nelle altre università. Sono ragazzi alternativi, alcuni fingono magari di esserlo, ma tutto sommato si collabora, c’è unione, collettività. Ci sono molti ragazzi che fanno dei sacrifici per studiare lì, studenti fuori sede che provengono da varie parti di Italia e non solo, quindi si viene a creare un bell’amalgama.
 
A proposito di giovani musicisti, che consigli daresti a coloro che vogliono intraprendere una carriera come la tua?
 
Sicuramente mi sento di dire loro di ascoltare quanta più musica possibile, di sostenere la musica live e di non farsi condizionare dai Media che purtroppo propongono quello che fa guadagnare di più. Attualmente molte case discografiche, a causa della pirateria e della scarsa vendita di album, si sono unite in aziende più grandi e hanno capito che chi vende di più è il giovane che esce dal talent show. In realtà bisogna sostenere molto anche i generi e le band considerate di nicchia, perché le radio e i Media in generale non pubblicizzano i loro prodotti e quindi la gente non ne sa nulla. Tutto ciò che si ascolta si riduce al pop italiano o al pop camuffato da rock e via discorrendo. C’è veramente molto, ma non se ne parla abbastanza.
 
Racconta una tua esperienza particolarmente soddisfacente.
 
Quando sono arrivato negli Stati Uniti è arrivato il presidente della Blues Society della Pennsylvania, avvertito che c’era un ragazzo italiano i cui concerti stavano andando bene. Lui era incredulo, perché pur nutrendo una profonda stima per gli italiani, non li riteneva molto adatti al blues. Una sera invece venne ad una mia serata e mi fece addirittura l’onore di autografargli la sua chitarra Gibson. Una cosa bella degli americani è questa infatti: mentre noi italiani abbiamo un pregiudizio che magari dura nel tempo, la loro cultura musicale invece gli consente di essere curiosi e nel caso ricredersi su quel pregiudizio.
 
Grazie mille Gennaro. Vuoi aggiornare i tuoi fan circa qualche data dei prossimi eventi o progetti futuri?
 
Sì, ripeto, sono in tour con Bennato e nel tour cerco di trovare spazio anche per la mia band. Le prossime date più vicine saranno quelle a Salerno il 29 e il 31 luglio. Per eventuali informazioni basta visitare il mio sito www.gennaroporcelli.com . Tra i progetti futuri ci sarà anche il mio ritorno negli USA a novembre.

Autore: Marialberta Lamberti

Trackback URL for this post:

http://magazine2.unior.it/trackback/1019

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.
  • Web page addresses and e-mail addresses turn into links automatically.
  • Lines and paragraphs break automatically.

More information about formatting options

Captcha
This question is for testing whether you are a human visitor and to prevent automated spam submissions.